Dopo aver visitato la Normandia per la prima volta… resta il desiderio di ritornare! Ecco perché io, Elisabetta, e mio marito Giorgio abbiamo deciso di ritornare per continuare a scoprire i tesori di questa regione che ci ha tanto affascinato: a 63 anni e in pensione, ce lo meritiamo, no?

Abbiamo organizzato un vacanza abbastanza lunga e abbiamo dedicato i primi 7 giorni alla scoperta di alcune mete che riteniamo “imperdibili”, a cominciare da Giverny per finire ad uno dei luoghi più suggestivi della Normandia: il Mont-Saint-Michel. Finito il tour riposeremo qualche giorno in uno splendido villaggio normanno sulla costa.

Alla (ri)scoperta della Normandia: un viaggio nella storia e nell’universo degli impressionisti

Io e Giorgio abitiamo a Torino, la Francia è abbastanza vicina e per raggiungere la Normandia abbiamo l’imbarazzo della scelta. Avremmo potuto viaggiare in treno ma, vista la buona esperienza passata, abbiamo scelto l’aereo. Un comodo viaggio con Air France, in partenza dall’aeroporto Caselle, ci ha portato direttamente all’aeroporto di Roissy Charles de Gaulle. Appena atterrati, guardo mio marito e gli dico: “ho come un déjà-vu!”, ridacchiamo allegramente. Dopo aver recuperato i nostri bagagli siamo usciti dal terminal per andare a prendere la macchina a noleggio che avevamo prenotato via internet (ci sono tantissime opzioni per raggiungere la Normandia come il treno, noleggio auto, etc.).

Eccoci, sulla nostra Fiat cinquecento grigia, con cambio manuale ed equipaggiata con il GPS, pronti per partire. “Ah, questa volta non abbiamo la nostra fidata panda!” esclama Giorgio. Usciti dal parcheggio gridiamo in coro, io e Giorgio, “Normandia, arriviamo!”.

1.

Giverny e l'impressionismo (1° giorno)

Avevamo già visitato Giverny, ma io ci tenevo particolarmente a rivedere il giardino di Monet in settembre perché “in questo periodo fioriscono le dalie rosso fuoco, le ninfee, i gerani…”. Vederla entusiasta davanti agli ibischi in fiore o alle ninfee, non ha prezzo, e poi in questo periodo c’è un po’ meno gente che agli inizi di giugno. Al termine della visita del giardino e della casa, che si rivede sempre con piacere , abbiamo fatto una passeggiata nell’affascinante villaggio di Giverny e siamo arrivati fino alla chiesa di Santa Radegonda a soli 5 minuti dalla casa del maestro.
La chiesa”, afferma Giorgio rivolgendosi a me e leggendo la nostra guida, “è in stile romanico, ma presenta anche elementi gotici come le finestre a sesto acuto”. La osserviamo ed io trovo che sia “semplice, ma suggestiva”. All’interno ci sono alcune statue lignee, ma ciò che la rende famosa è il piccolo cimitero dove si trova la tomba di famiglia di Monet. Ci fermiamo un attimo a rendere omaggio al pittore e, partendo, asserisco che “la tomba è semplice proprio come lo è la chiesa”.

Scoprendo i segreti del liquore Bénédictine

Essendo già stati a Rouen e avendo già potuto visitare la Cattedrale immortalata da Monet nella celebre serie, abbiamo preferito continuare fino alla Costa d’Alabastro e visitare Fécamp.
La cittadina vive di pesca e di turismo. Nei dintorni del porto, che risale all’XI secolo, ci sono le tipiche case dei pescatori. Il nostro obiettivo è visitare il Palais Bénédictine; camminiamo per rue de la Mer dove si affacciano case dalle facciate in mattoncini rossi e bianchi… “sono veramente deliziose, chissà come saranno carine all’interno!”, esclamo.
Pochi passi ed eccoci arrivati al Palais Bénédictine. “Difficile non vederlo”, commenta Giorgio. In effetti, si tratta di una maestosa costruzione neo-gotica e neo-rinascimentale realizzata nel XIX secolo da Alexandre Prosper Le Grand, come possiamo leggere sul pannello informativo situato di fronte all’entrata. All’interno tutto profuma del delizioso liquore… “pensa che Le Grand fece fortuna con l’intuizione di fabbricare e commercializzare questo liquore, dopo la scoperta di una ricetta del 1500 ”, mi dice sottovoce mio marito passando davanti all’immensa vetrata che lo ritrae con una bottiglia del liquore e una mano sul mondo a indicare come il liquore Bénédictine sarebbe diventato un successo di fama mondiale. “Il suo cognome era di buon auspicio”, commento mentre ci addentriamo nelle diverse sale. Alla fine della visita, un meritato assaggio del delizioso elisir: Del resto, dopo aver annusato il profumo della mistura nelle cantine del Palais… ce lo meritavamo! Uscendo, una sosta alla boutique per acquistare una bottiglia del liquore che rallegrerà i prossimi pranzi in famiglia.

Una bella giornata, non c’è che dire”, commenta soddisfatto Giorgio, mentre ci dirigiamo verso il nostro hotel a Fécamp.

Giverny e l'impressionismo (1° giorno)
© Jean-Luc Bohin

Informazioni pratiche

Palais Bénédictine
110 rue Alexandre Le Grand
76400 Fécamp

2.

La costa d'Alabastro... l'impressionista Étretat (2° giorno)

Dopo aver salutato Fécamp, ripartiamo con la nostra auto verso Étretat. Appena vediamo da lontano il paese, esclamo “Ma che meraviglia!”. Arrivati ci troviamo al centro della cittadina che si presenta carina elegante con negozi molto belli e tanti locali accoglienti per i turisti dove fare uno spuntino o solo dissetarsi. Passeggiamo per le strade e da tutte le posizioni si possono ammirare panorami mozzafiato. Raggiungiamo la spiaggia. L’acqua, come in tutte le spiagge dove ci sono le falesie è cristallina e i raggi del sole illuminano la superficie e il fondale con giochi di luce che i ciottoli bianchi sulla spiaggia e sul fondo mettono in risalto. Sulla spiaggia, dove respira una frizzante aria salmastra, lo sguardo non sa dove soffermarsi tante sono le meraviglie che passano davanti agli occhi. I miei occhi si fermano su una lunga distesa verde, vicino alla spiaggia, e dalle bandierine capisco che si tratta di un campo da golf. Giorgio richiama la mia attenzione: “Guarda Elisabetta, quanto deve essere bello e panoramico quel campo da golf!”. Giorgio d’accordo con me asserisce ridacchiando “chissà quante palline avranno buttato in mare i principianti!”. Con un paesaggio così, viene voglia di andare a giocare a golf…
È decisamente passata l’ora pranzo e ci lasciamo tentare dal menu del ristorante “La Marie Antoinette”. Il locale, piccolo ma accogliente, presenta un menù fra i miei preferiti e che anche mia moglie apprezza: frutti di mare, ostriche pesce fresco il tutto pescato in loco.
Io prendo dei frutti di mare profumatissimi e freschissimi ed Giorgio un salmone fresco e gustoso. Terminato il pranzo ci servono un ottimo caffè “finalmente espresso!”, commenta Giorgio. La visita della città ci ha ampiamente soddisfatto anche se abbiamo limitato molto il tempo di permanenza. “Ne valeva davvero la pena” commento soddisfatta.

Salutiamo Étretat e ripartiamo per Le Havre dove pernotteremo.

La costa d'Alabastro... l'impressionista Étretat (2° giorno)
© prochasson-frederic-Shutterstock.com
3.

Le Havre, una città da scoprire (3° giorno)

Dopo la colazione abbondante eccoci a passeggio alla scoperta di Le Havre. Avevamo letto che il centro di Le Havre, dopo i pesanti bombardamenti e la conseguente totale distruzione durante la Seconda guerra mondiale, è stato ricostruito dall’architetto Auguste Perret nel primo dopoguerra. “È una città di contrasti”, dice mio marito Giorgio osservando la coabitazione fra tra l’architettura moderna del centro e i vecchi quartieri della periferia. E aggiunge: “Nel 2005 il centro di Le Havre è stato dichiarato dall’UNESCO “Patrimonio dell’Umanità””, mentre camminiamo nei pressi della chiesa di San Giuseppe. Guardando il campanile, ho l’impressione di essere davanti a un faro… sarà forse per ricordare il carattere marittimo della città? Decidiamo di vistare il museo MuMa, dove troviamo grandi collezioni di pitture impressioniste e dove si può vedere l’appartamento-tipo di Perret completamente arredato. Rimango rapita dalle chiare ed esaustive spiegazioni della guida, Giorgio è del mio stesso parere “si vede che ama il suo lavoro… non ho perso una sola parola di quello che ha detto!”. Usciamo con l’impressione di esser stati, per un attimo in una “time capsule” degli anni ’50. Ho ancora davanti agli occhi il soggiorno, “una grande sala comune dove si svolge tutta la vita familiare” come ce lo aveva descritto la guida, dotata di porte scorrevoli e divisori che permettono di unire o isolare le stanze adiacenti… veramente geniale!

La pittoresca Honfleur

Lasciamo Le Havre per andare ad Honfleur, uno dei luoghi più suggestivi della Normandia secondo i nostri amici che sono appena tornati da una vacanza in terra normanna. Passeggiare per la bellissima Honfleur e ammirare l’incantevole Vieux-Port circondati da gallerie d’arte, caffè e ristoranti di grande charme non ha prezzo… e decidiamo per alcuni selfie con mio marito. Dopo una giornata piacevole, pernottiamo ad Honfleur in un hotel dove dalla nostra camera possiamo ammirare il mare la costa ed il Ponte di Normandia.

Le Havre, una città da scoprire (3° giorno)
© Sabina Lorkin - Anibas Photography
4.

Le "planches" di Deauville e il Memoriale di Caen (4° giorno)

Lasciamo Honfleur per Deauville, una delle località balneari più prestigiose di Francia con i suoi palazzi in stile “Belle Époque” che sono il fiore all’occhiello della città… non vedo l’ora di arrivare! In pochissimo tempo arriviamo nella città dove Coco Chanel aprì il suo primo negozio! Passeggiando per il centro io e Giorgio passiamo davanti al famoso casinò Barrière e ad alberghi di lusso come il Grand Hotel Barrière, con la tipica struttura normanna a graticcio. “Lo sai che qui si svolge il Festival del cinema americano?”, mi dice Giorgio. Ovvio che lo so, da appassionata quale sono di cinema… “tra l’altro fra poco andremo a fare un giro sul lungomare per respirare un po’ di aria salmastra”, gli dico, “e vedremo la passeggiata delle Planches con le cabine che portano i nomi di personaggi famosi del cinema americano”. Ho già il mio obiettivo, una foto ricordo vicino alle cabine di Gregory Peck e di Keanu Reeves! Questa città ci ha stupito piacevolmente, l’ambiente è davvero molto “chic”, le sue corse ai cavalli, il polo, i campi da golf , i negozi di lusso, …. merita davvero di esser visitata!

Volevamo fare un passaggio alla vicina Trouville poi a malincuore pensiamo di partire subito per la tappa successiva: Caen. Avevamo letto che la visita alla città e al Memoriale di Caen, richiedeva abbastanza tempo. Noi tutti conosciamo la storia della Seconda guerra mondiale e sappiamo che la città di Caen e le spiagge dello sbarco sono stati lo scenario cruento di questa terribile pagina della nostra storia. Visitando il Memoriale di Caen e il museo della pace inaugurato nel 1988, siamo usciti con ancora più consapevolezza della brutalità ed inutilità delle guerre. Abbiamo poi passeggiato per centro città di Caen e nel bellissimo quartiere di Vaugueux, con bellissime case a graticcio; tanto movimento graziosi ristoranti e negozietti alla moda. “In questo quartiere i nonni paterni di Edith Piaf avevano un café”, mi dice Giorgio additando il ristorante “La Môme”, un nome scelto sicuramente in onore della cantante. Rientrando verso l’hotel, ripensiamo ai tanti edifici storici della città costruiti durante il regno di Guglielmo il Conquistatore: una vera perla di città!

Le
© Gregory Cassiau - Les escapades

Informazioni pratiche

Memoriale di Caen
Esplanade Eisenhower
14050 Caen

5.

I luoghi dello Sbarco e della Battaglia di Normandia (5° giorno)

Partiamo da Caen per trascorrere una giornata nei luoghi dello Sbarco, con la consapevolezza che sarebbe stata molto importante e densa di emozioni. La visita delle spiagge della Normandia dove durante il D-Day le truppe alleate sono sbarcate per liberare la Francia è qualcosa di toccante. Quando a Colleville-sur-Mer, vicino alla spiaggia di Omaha Beach, abbiamo visitato il cimitero americano ho sentito come un groppo alla gola. Un enorme prato verde, con file regolari di croci in marmo bianco come la neve con impresso i nomi dei soldati, la compagnia di appartenenza e la data della morte…e noi, raccolti in silenzio per ringraziarli del loro gesto e del loro eroismo. “Hai visto come erano giovani”, mi dice mio marito. Il momento più emozionante è la “cerimonia dei colori” alle 16:00 (dal 16/09 al 15/04 o alle 17.00 dal 16/04 al 15/09). Assistere all’abbassamento e al ripiegamento della bandiera americana al suono di un inno militare è che fa venire i brividi: non lo dimenticheremo mai!

Prima di andare a Bayeux, passiamo per Sainte-Mère-Eglise per vedere la chiesa in cui il paracadutista americano John Steele rimase impigliato sul campanile con il suo paracadute. “Ti ricordi, Sainte Mère Eglise era anche nel bellissimo documentario che abbiamo visto alla tv con Alberto Angela”, mi dice mio marito.

Bayeux, una città con un patrimonio architettonico eccezionale

Riprendiamo la nostra auto e ci dirigiamo verso Bayeux per visitare la città e il famoso arazzo. Un immenso telo di lino dove sono ricamate con fili di lana le gesta di Guglielmo il Conquistatore. “Ho apprezzato”, mi dice Giorgio, “l’audioguida in italiano compresa nel prezzo del biglietto”. Visto questo capolavoro del medioevo abbiamo passeggiato per le vie della città, centro d’arte e storia, che venne risparmiata dai bombardamenti del 1944. Non ho dubbi, Bayeux possiede un patrimonio architettonico d’eccellenza! Giorgio avrebbe voluto visitare il Museo memoriale della Battaglia di Normandia o il museo di arte e storia MAHB, ma io ho insistito per continuare a passeggiare tranquillamente per la città in attesa dello spettacolo serale suono e luce sull’albero della libertà: magico!

I luoghi dello Sbarco e della Battaglia di Normandia (5° giorno)
Musées de Normandie -Tapisserie de Bayeux © Stéphane Maurice - Bayeux Museum

Informazioni pratiche

Arazzo di Bayeux
13 bis rue Nesmond
14400 Bayeux

6.

Il Mont-Saint-Michel, la meraviglia dell'Occidente (115 km da Bayeux) (6° giorno)

Dedicare almeno una giornata alla visita della Merveille è importante… Circondato dalle sabbie mobili, Mont-Saint-Michel è conosciuto come la “Meraviglia dell’Occidente” perché, fin dal Medioevo, era una delle mete di pellegrinaggio più importanti d’Europa. Avevamo studiato il calendario delle maree  e la giornata odierna era fra quelle propizie per godere lo spettacolo della risalita del mare. Abbiamo iniziato la visita al Mont risalendo con fatica la strada principale che porta alla chiesa abbaziale. La fatica è tanta, non c’è dubbio… ma che panorama si gode da lassù! In estate vengono organizzati dei tour commentati anche in italiano, “e le guide sono veramente simpatiche”, chiosa Giorgio.

Con qualche giorno in più a disposizione, potevamo fermarci per visitare la casa e i giardini di Christian Dior a Granville o la città medievale di Villedieu les Poêles con le sue fonderie di rame (e magari comprarmi un oggetto in rame… come souvenir!). Abbiamo vissuto una giornata particolare: il Mont con la magnifica Abbazia e i panorami mozzafiato, la risalita della marea che ha trasformato il Mont in un’isola, momenti di condivisione con la guida o gli esercenti del posto…insomma siamo al settimo cielo! Abbiamo pernottato nei dintorni del Mont-Saint-Michel in un luogo tranquillo.

 

Il Mont-Saint-Michel, la meraviglia dell'Occidente (115 km da Bayeux) (6° giorno)
Il Mont-Saint-Michel © kanuman - shutterstock.com
7.

L'Haras national du Pin, la "Versailles del cavallo" (7° giorno)

Oggi è l’ultimo giorno del nostro tour …..per questa giornata io e Giorgio abbiamo preparato qualcosa di “tranquillo”: la visita dell’ Haras national du Pin. L’Haras si trova nel dipartimento dell’Orne, in un’area di 1000 ettari con un castello del XVIII secolo. In questa meravigliosa cornice, noi abbiamo scoperto il mondo dei cavalli, le diverse razze, i maneggi, le scuderie, le stalle… “il cavallo è un animale veramente imponente ”, mi dice Giorgio, mentre visitiamo i vari luoghi dell’haras. Passiamo davanti ai galoppatoi, ai recinti dove i cavalli stanno all’aperto, le scuderie, le piste per le gare… il tutto in una cornice di un verde intenso che invita a rilassarsi: vorrei restare più a lungo in questo posto stupendo!

Avendo più tempo a disposizione ci sarebbe interessato una visitare ad Alençon. Avevamo letto che in questa graziosa si poteva visitare la casa natale di Santa Teresa e ma anche il Museo di Belle Arti e del Pizzo. “Una lavorazione all’ago all’italiana vecchia di secoli” dico a mio marito, essendo una grande esperta di pizzi e merletti.

Avremmo visitato volentieri anche Falaise e del suo Castello, un esempio importante dell’architettura medievale del XII e XIII secolo. La nostra guida dice che il castello è stato completamente restaurato, e offre un percorso di visita innovativo; un tablet consente di vedere la ricostruzione virtuale in 3D delle varie sale.

Sempre in zona, anche una passeggiata per Sées ci poteva interessare. Per gli appassionati di antiche dimore e di hôtels particuliers, è il luogo ideale! Anche la maestosa Cattedrale che domina sulla città meritava una visita… pazienza, sarà per il prossimo viaggio. Una buona scusa per ritornare!

 

L'Haras national du Pin, la
© Teddy Verneuil

Informazioni pratiche

Haras national du Pin
61310 Le Pin-au-Haras

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