Vi sarete forse già chiesti, come noi, a che età si può raccontare dello Sbarco ai nostri figli. Vi portiamo con noi sulle spiagge dello sbarco del D-Day e sui siti legati alla Battaglia di Normandia. Imparare divertendosi, anche su un argomento così serio, è possibile. Seguiteci!

A che età i bambini possono essere confrontati con la storia?

Enfant à Arromanches sur les plages du Débarquement - D-Day
© Danielle Dumas

Mi presento: sono Paola e insieme a Marco, siamo appassionati di storia. Giulia, 10 anni, è nostra figlia. Amando la storia, è abbastanza naturale che desideriamo programmare, con nostra figlia, un weekend incentrato sul D-Day. Pensiamo che i bambini siano in grado di comprendere questo periodo oscuro della storia, raccontata in modo opportuno, a partire dai 7/8 anni. Ovviamente sono necessarie precise cautele: si va dall’attrazione naturale dei ragazzi per i mezzi militari e le armi che per loro sono un gioco alla consapevolezza che sono un mezzo di morte. Per il nostro viaggio, abbiamo scelto di “accamparci” a Bayeux, una città che amiamo, con le sue strade acciottolate, il suo patrimonio medievale ben conservato e i suoi buoni ristorantini.

Una spiaggia, una storia…

Giorno 1. È l’inizio delle vacanze scolastiche. Arriviamo a Courseulles-sur-Mer. Per il mese di giugno il tempo non è clemente. Il cielo è grigio, a volte sentiamo qualche goccia di pioggia e soprattutto è un freddo cane! Giulia i scende dalla macchina parcheggiata al Centro Juno Beach e corre verso la spiaggia e non sembra lamentarsi, almeno per il momento per il freddo… Una lunga spiaggia di sabbia, il luogo stesso in cui le truppe canadesi sbarcarono nel 1944. Anche Giulia ritorna e mi chede: “Mamma, quando sono sbarcati, era alta o bassa la marea?”. Le rispondo che c’era la bassa marea e che il mare era molto più turbolento di oggi. Dopo aver giocato con la sabbia, Giulia ha l’impressione di avere la sabbia negli stivali: “mamma è orribile!” Ah…. i bambini e il loro “senso della misura”! Poi visitiamo un bunker. Giulia ci fa un sacco di domande. Marco ci indica che in un cartello c’è scritto “vietato camminare sulle dune“. Siamo in un’area costiera protetta.

Courseulles-sur-mer

Spiaggia di Courseulles-sur-Mer – Juno Beach © Danielle Dumas

Il Centro Juno Beach: un museo pensato per i bambini

A pochi metri dalla spiaggia, si trova il Centro Juno Beach. È il Museo canadese delle spiagge dello Sbarco. Fuori, il totem richiama i bambini. Questo luogo di culto è stato donato da “veri” Inuit, discendenti dei primi abitanti del Canada. Nel museo incontriamo Vincent, una delle giovani guide del Quebec di Juno. Ci spiega, con il suo “accento buffo”, come dice lui, il percorso della visita. Poi inizia la sessione. Il filmato di 4 min è proiettato in un ambiente che evoca una barca a fondo piatto. Le testimonianze sonore ci immergono nella storia di questi soldati e delle loro famiglie che sono rimaste nei loro paesi.
Passiamo poi allo spazio dedicato al Canada negli anni Trenta. Il tour “Esplora Juno in famiglia” è una novità assoluta. Qui i bambini possono toccare con mano, è davvero ludico. Giulia sente parlare, a fianco di suo padre, della discriminazione praticata in Canada negli anni ’30. Un paese di immigrazione… ma non per tutti. Dedichiamo almeno un’ora e mezza di tempo alla visita del museo. Al termine della visita, è divertente contare il numero di “punti corretti” raccolti, i “punti papavero”. È stato il primo fiore a ricrescere sui campi di battaglia dopo la Prima guerra mondiale. Alla fine del pomeriggio, ci dirigiamo verso Bayeux. Abbiamo affittato un gîte di fronte alla cattedrale. Stasera crêpes per tutti!

Il must della tappa: il porto artificiale di Arromanches

Giorno 2. Ci siamo alzati presto stamattina. Oggi il sole splende! Arriviamo ad Arromanches alle 9.30. Il momento ideale, prima che arrivi l’orda di visitatori. Abbiamo parcheggiato proprio accanto alla spiaggia, in una zona residenziale. Non c’è il parchimetro in questa strada, non male! Se non avesse fatto così freddo, avremmo parcheggiato in alto, al livello del museo Arromanches 360. In estate, si può prendere il bus navetta gratuito. Eccoci camminare sulla sabbia, che si estende a perdita d’occhio. È bello essere qui. La brezza mattutina ci sveglia, così come il ricordo degli uomini che hanno installato questo imponente porto artificiale. Con la bassa marea, il primo cassone è accessibile. Il nascondino è garantito per i bambini! Prima di partire, Giulia fa una pausa davanti all’affresco “Please, no more war, love” (letteralmente: Per favore, niente più guerra, ma amore”). Le diciamo di fare comunque attenzione perché il marciapiede è abbastanza stretto in quel punto e l’affresco si trova su una curva.

Un pranzo un po’ agitato

Per la pausa pranzo, abbiamo deciso di sfidare il tempo, ancora un po’ freddo. Direzione Saint-Laurent-sur-Mer, per un picnic davanti alla statua Les Braves. La marea sta salendo. Giulia osserva da vicino la statua e poi… succede quello che doveva succedere! Giulia si lascia sorprendere da una piccola onda. I suoi pantaloni sono bagnati! Per fortuna, in macchina abbiamo un cambio. Quando è il momento di “sparecchiare”, una truppa di soldati olandesi passa sulla spiaggia. Giulia mi chiede: “Mamma, vogliono proteggerci dai tedeschi?”. Le rispondo che no, che i tedeschi sono nostri amici ora. Dopo la nostra piccola disavventura, ci sistemiamo nel bar-ristorante D-Day House. Siamo accolti con un sorriso. Un caffè per me e Marco, e via! Prendiamo la strada per il cimitero americano di Colleville-sur-Mer. Avevamo anche in programma di visitare la Pointe du Hoc, un sito impressionante con i suoi crateri scavati dai bombardamenti, ma non ne abbiamo avuto il tempo. Sarà per la prossima volta!

Le 9388 croci del Cimitero Americano

Lasciamo la nostra auto in un grande parcheggio. Quel giorno è molto affollato, ma non così affollato come in piena estate. Si sente parlare inglese o americano, non sempre facile da distinguere. All’inizio della visita ci fermiamo davanti al grande specchio d’acqua che sembra gettarsi in mare, in lontananza. Una mappa mostra l’avanzamento delle truppe. Qui siamo di fronte alla famigerata Omaha Beach. È difficile immaginare, in questo scenario popolato da pini marittimi e lunghe spiagge sabbiose, che migliaia di soldati siano morti qui. L’immagine di queste 9386 croci (e Stelle di Davide), di un bianco immacolato, è un momento emozionante. Giulia si aggira attorno alle croci leggendo ad alta voce quanti più nomi possibili: “Kenneth”, “Frank”, “Albert”… rendendo, a modo suo, omaggio ai soldati scomparsi.

Cimetière américain de Colleville-sur-Mer © Danielle Dumas

La Cerimonia dei colori: l’emozione al suo culmine

La cerimonia dell’ammaina bandiera americana si svolge ogni giorno alle 16 o alle 17, a seconda della stagione. I visitatori cominciano ad affluire. Ci sono molti adolescenti e preadolescenti oggi. C’è un po’ di rumore, poi la calma. Marco, io e Giulia ci stringiamo forte la mano. Al suono della tromba, la bandiera americana viene ammainata e poi accuratamente piegata. Poi risuona la “taps”, uno squillo di tromba suonato al crepuscolo, durante le cerimonie di bandiera e ai funerali militari da parte delle forze armate. Ancora una volta, nessun rumore rompe questo silenzio solenne, se non questo piccolo refolo vento che si è alzato. Lasciamo questo luogo emblematico della memoria. Questo circuito avrà permesso a Giulia di vedere “dal vero” quello che imparerà durante le lezioni di storia. È importante per noi infondere in loro i valori della pace. Torniamo a Bayeux. Il giorno dopo, camminiamo in questa bella città medievale, miracolosamente risparmiata dai bombardamenti del 1944. Ci prendiamo il nostro tempo, andiamo nei negozi. Assaporiamo il momento presente e ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati a vivere in un Paese in pace.

Cimetière américain de Colleville-sur-Mer © Danielle Dumas

Le spiagge più belle della Normandia

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La Normandia “insolita”

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