Mi chiamo Elisabetta e, insieme a mio marito Giorgio, siamo una coppia di “giovani pensionati” che amano le giornate in famiglia, i nipoti, viaggiare e… mangiare cose nuove ma genuine! Siamo stati in Normandia tanti anni fa, prima della nascita dei nostri figli, e già allora avevamo scoperto come la Normandia fosse una regione “poliedrica”: ricca di luoghi da visitare, paesaggi da ammirare e… dalla gastronomia sopraffina da far venir l’acquolina in bocca, soprattutto per quelli, come noi, che tanto amiamo i formaggi.

Camembert, Livarot, Pont-L’Evêque e Neufchâtel, vi dicono qualcosa? Ebbene, sono i formaggi “star” della Normandia. Quando prendete un “plateau de fromages”, si presenteranno, ciascuno con un gusto particolare, con una freschezza e una genuinità che sono il frutto del latte prodotto in zona e dell’abilità di casari.

Abbiamo scoperto che esiste una “strada dei formaggi” e, quindi abbiamo deciso di “andare alle origini” e scoprire la storia e i paesaggi di questi formaggi, dai verdi pascoli alla loro produzione. Un viaggio tra profumi e colori che ancora oggi ricordiamo con gioia.

Il Camembert, la star dei formaggi normanni

Come si più andare in Normandia senza visitare il villaggio di Camembert? “E fare una bella foto davanti al cartello di entrata nel villaggio”, aggiunge mio marito, sapendo quanto mi piace immortalare ogni istante del nostro viaggio.

Visitando la Maison du camembert, scopriamo che il famoso formaggio, inventato da Marie Harel alla fine del XVIII secolo, divenne famoso grazie a un ingegnere che inventò la scatola di legno di pioppo e che permise l’esportazione fuori dalla Normandia. “Pensa, senza quella la scatola in legno, oggi non sarebbe possibile gustare questa delizia in Italia”, sottolinea mio marito.

La Maison du Camembert, una fattoria della fine del XVIII secolo trasformata in un museo, è veramente un posto bellissimo ed interessante. “Guarda che collezione di etichette”, mi dice Giorgio indicandomi una bacheca dove sono conservate tutte le etichette del camembert usate nel corso degli anni. Rimaniamo per vedere il filmato sulla Normandia, che ci presenta una panoramica sulla regione: “che bella regione, mi verrebbe quasi voglia di vivere qui!”, esclama mio marito.

Proseguiamo, facendo una capatina alla fromagerie Durand, l’ultimo caseificio a produrre il camembert normanno con AOC che si trova ancora in paese. Qui, abbiamo conosciuto i segreti del formaggio rotondo dal gusto intenso. Durante la visita, ci hanno spiegato che la fabbricazione richiede 12 tappe; la prima è ovviamente la mungitura che avviene due volte al giorno, al mattino e alla sera. “Ci credi che ogni giorno vengono raccolti circa 1800 litri di latte?”, mi dice stupito Giorgio. Io nemmeno pensavo ci volessero più di 2 litri di latte per fare un camembert!

La visita è libera e gratuita, ma vi consigliamo (come abbiamo fatto noi) di utilizzare la visita guidata su prenotazione ( 12€ a persona compresa degustazione). La degustazione è per noi il coronamento della visita, abbiamo assaggiato Camembert, Pont l’Evêque, Livarot, Pavé d’Auge accompagnati da sidro e succo di mela, oltre a un assortimento di marmellate; sapori unici e cibi prelibati.

Per poter osservare l’operazione di colata manuale, un savoir-faire ancestrale perpetuatosi nel tempo al caseificio Durand, vi consigliamo di organizzare la vostra visita tra le 9:00 e le 13:00, “ne vale veramente la pena” ha sottolineato Giorgio.

Vivere un’esperienza unica sulla strada dei formaggi aoc

Randonnée à Camembert © D. Commenchal
Randonnée à Camembert
Passeggiata a Camembert © D. Commenchal

Il Livarot, il colonnello

La seconda tappa del nostro viaggio “gastronomico” riguarda “il colonnello” dei formaggi: il Livarot. Anche se meno “famoso” rispetto al Camembert, la sua ricetta risale al Medioevo quando, all’epoca, si chiamava “angelot” per poi in seguito evolvere in “augelot”, che designava tutti i formaggi del Pays d’Auge. Abbiamo scoperto che il nome attuale, Livarot, è stato adottato riferendosi alla città dove si svolgeva uno dei principali mercati regionali.

Dopo una passeggiata nel tranquillo villaggio di Livarot-Pays-d’Auge ci siamo avvicinati alla fromagerie Graindorge. Una bella visita, ben organizzata e con spiegazioni in italiano. Attraverso una galleria vetrata, abbiamo seguito tutte le fasi della produzione del formaggio osservando il lavoro dei casari e leggendo i pannelli informativi, abbiamo capito come vengono realizzati i diversi formaggi. Giorgio è rimasto colpito da come viene legato il Livarot. “Ci vuole una bella manualità”, mi dice. Infatti, questo formaggio viene chiamato Colonnello per via delle 3 fascette di falasco chiamate “laiches” che lo cingono. “È stata una visita molto interessante, e per di più gratuita!”, mi dice Giorgio. E, dulcis in fundo, ci aspettava una degustazione dei quattro formaggi con AOP della Normandia. “il Livarot ha un gusto forte, credo sia il risultato di una stagionatura di 4-6 mesi”, mi dice mio marito. Una visita che raccomanderemo anche ai nostri amici, una volta rientrati in Italia.

Il Pont-l’Évêque, il formaggio quadrato

La tappa successiva è stata il Pont-L’Évêque e il suo omonimo formaggio. Questo formaggio fu creato dai monaci cistercensi della regione nel XII secolo. Ci hanno detto che il Pont-l’Evêque ha acquisito la sua forma quadrata e il suo nome nel XVII secolo. La pasta, di un bel colore giallo, sviluppa un sapore di panna, nocciola, prati e stalla, grazie alle eccezionali condizioni di produzione del latte e di caseificazione.

Abbiamo poi deciso di fare una passeggiata per Pont-l’Evêque: anche se il 65% della cittadina è stato distrutto durante la Seconda guerra mondiale, ci sembra avere molto fascino con le sue poche case a graticcio rimaste. Passeggiando per la rue Saint-Michel, Elisabetta attira la mia attenzione dicendo: “Guarda che splendore la facciata della casa al n°73”. In effetti, la casa è veramente bella e ben tenuta. “Hai notato”, le dico, “che il piano di sopra è più grande di quello di sotto?”. Avevo letto, infatti, che questo genere di “trucchetto” era usato non solo per permettere ai proprietari di guadagnare superficie su ogni piano, ma anche di ridurre le tasse, calcolate sulla base della superficie al piano terra. “Inoltre, impediva all’acqua piovana di scorrere lungo la facciata. Geniale, no?” sottolinea mia moglie.

Il Neufchâtel, un cuor di formaggio!

Il nostro percorso termina a Neufchâtel-en-Bray, il villaggio dove si produce il famoso formaggio a forma di cuore, il Neufchâtel, per l’appunto. Curiosa, domando a Giorgio se sa perché sia stato creato in quella forma. “Da quello che dice la guida, è il più antico formaggio della Normandia”, mi dice. “Pare che le giovani donne del paese di Bray regalassero questo formaggio, al quale davano la a forma di cuore, ai soldati inglesi durante la Guerra dei Cent’anni”, continua. Che pensiero romantico, penso.

Passeggiando per il villaggio, Giorgio ne approfitta per farmi da cicerone. “Lo sapevi che il villaggio è di origine gallo-romana?” Di sicuro è veramente piacevole passeggiare per le sue stradine. Essendo sabato, scopriamo che tutti i sabati mattina si svolge il mercato del formaggio: tutti i produttori di Neufchâtel si ritrovano nella Place 11 novembre. Davanti ai nostri occhi, ci sono esposti formaggi neufchâtel a forma di cuore, di ciambella, quadrati, più o meno salati… quanto basta per soddisfare qualsiasi palato! È stata una giornata all’insegna del formaggio, non c’è che dire!

Potete localizzarli nella cartina della Strada dei Formaggi AOC della Normandia.

Il segreto del vero camembert contadino

Il segreto del vero camembert contadino